Area RiservataOgni ritorno in farmacia per una terapia cronica è un frammento di vita reale: continuità, scelte quotidiane, bisogno di orientamento. È da questa realtà che parte l’aggiornamento del Piano Nazionale della Cronicità, che mette al centro servizi territoriali più forti, collaborazione tra professionisti e percorsi più accessibili.

C’è un momento che, in farmacia, racconta molte storie di cura: quando una persona torna ad acquistare gli stessi farmaci. È un gesto che descrive come la farmacia diventa un punto di continuità nella vita reale delle persone. Dentro questa continuità bisogna parlare del legame tra Farmacia e Piano Nazionale della Cronicità.
L’aggiornamento del Piano nasce da un percorso istituzionale condiviso (Ministero, Regioni e diversi enti e attori del sistema salute) e viene richiamato come risposta a una necessità reale: la cronicità non chiede interventi spot, ma risorse, continuità assistenziale nel lungo periodo e un potenziamento dei servizi territoriali.
Nel documento di aggiornamento vengono inoltre inserite tre patologie croniche che prima non erano presenti: obesità, epilessia ed endometriosi. E gli obiettivi restano ancorati a un principio che, quando si parla di cronicità, diventa ancora più “pesante”: equità e parità di accesso ai servizi, riducendo le disuguaglianze.
Il Piano insiste su un concetto chiave.
La farmacia è chiamata a rispondere ai bisogni di salute e cura del paziente cronico nel suo contesto di vita.
E questo ruolo diventa ancora più rilevante dove le alternative sono poche o lontane (pensiamo, ad esempio, alle aree rurali).
Ma cosa significa tutto questo? Il documento richiama tre direzioni:
C’è un passaggio che il Piano rende molto esplicito.
Gli interventi dei farmacisti dovrebbero muoversi dentro protocolli condivisi con Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta e specialisti. L’obiettivo è sviluppare e implementare sistemi di collaborazione che permettano una presa in carico tempestiva ed efficace del paziente cronico.
Il Piano collega la farmacia a funzioni cruciali come:
Sono azioni che, messe in fila, descrivono un’idea precisa: una farmacia che lavora in alleanza e in continuità.
Tra le linee di indirizzo, il Piano parla di collaborazione per erogare prestazioni professionali in farmacia o a domicilio, su richiesta del medico/pediatra/specialista.
Affianca a questo un blocco di attività: alcune funzioni burocratico-amministrative che possono essere promosse in farmacia, come prenotazioni e pagamenti di prestazioni ambulatoriali, scelta del medico/pediatra e ritiro referti.
Poi c’è un punto: la competenza sui medicinali viene collegata alla possibilità di migliorare l’allestimento personalizzato della terapia e il controllo delle interazioni farmacologiche. Soprattutto, questo vale nei casi di anziani con più patologie.
Infine, in alcuni contesti entrano in gioco anche telemedicina e dispensazione o consegna domiciliare professionalmente assistita.
Il Piano collega il tema della cronicità a due forze che vanno nella stessa direzione: l’aumento dell’aspettativa di vita porta con sé bisogni di cura più continuativi. Nel documento vengono riportati anche dati sulla popolazione anziana e stime future. Inoltre, viene sottolineato che la cronicità ha un impatto organizzativo ed economico rilevante: la sua gestione assorbirebbe circa l’80% della spesa sanitaria, con valori riferiti agli anni recenti e una proiezione di crescita. Un elemento che rende ancora più urgente rafforzare i percorsi di presa in carico e la continuità assistenziale sul territorio.
Se il ruolo della farmacia si rafforza come snodo territoriale, allora cambiano le priorità. È una questione di organizzazione, accesso, continuità, prossimità e alleanza con gli altri professionisti.
La gestione delle terapie croniche, in altre parole, non è solo una questione di farmaci.
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