C’è una parola che, anche in Italia, sta imponendo un cambio di passo sul fronte della vigilanza: Fentanyl. E quando si parla di rischio Fentanyl, il presidio sul territorio diventa centrale. Per questo il Ministero della Salute ha diffuso un decalogo per la farmacia: si tratta di dieci indicazioni operative pensate per alzare il livello di attenzione, soprattutto quando la dispensazione passa ancora dalla ricetta cartacea.
Perché il Ministero chiama in causa le farmacie
Il punto di partenza è chiaro. Il Fentanyl è un oppioide sintetico che, negli Stati Uniti, è stato associato a migliaia di morti per overdose. L’obiettivo dichiarato è prevenire che sostanze ad alto rischio possano essere deviate dal circuito terapeutico a quello illecito, intercettando segnali anomali già al momento della dispensazione.
Il decalogo nasce per rafforzare i controlli sulle prescrizioni “anomale” e per impedire lo sviamento di oppioidi sintetici (e, più in generale, di medicinali considerati sensibili), esigenza richiamata anche dal “Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppioidi sintetici”.
La leva strutturale: la ricetta digitale (e il “punto debole” della carta)
La risposta di lungo periodo, secondo quanto riportato, è la dematerializzazione della prescrizione per i medicinali contenenti stupefacenti: un sistema che punta a ridurre rischi di contraffazione, inappropriatezze prescrittive e dirottamento dei farmaci.
Ma nel frattempo rimane un passaggio delicato, ovvero che la ricetta cartacea è quella più esposta ai rischi. Ed è proprio qui che il Ministero chiede alle farmacie un livello di vigilanza “elevatissimo”, con linee guida uniformi da applicare in modo coerente sul territorio.
Decalogo Fentanyl per la farmacia: le 10 verifiche da fare
Non è presentato come un promemoria generico: il vademecum viene descritto come una procedura operativa a cui attenersi con scrupolo, con indicazioni “stringenti e sospensive” quando emergono dubbi.
Ecco le dieci azioni su cui si concentra il Ministero:
- Controllo accurato della ricetta: qualità di stampa, firma, timbro e assenza di correzioni sospette.
- Identificazione dell’assistito: verifica formale dell’identità, in linea con quanto previsto dalla normativa sugli stupefacenti.
- Coerenza con la “storia” prescrittiva: quando possibile, confronto con precedenti prescrizioni dello stesso medico per lo stesso paziente.
- Contatto con il medico prescrittore in caso di dubbi: se qualcosa non torna, chiamare direttamente il medico. È richiamata anche la possibilità di verifica del professionista tramite portale FNOMCeO.
- Valutazione della congruità della dose: controllo di coerenza tra quantità prescritta e posologia terapeutica standard.
- Attenzione a richieste ripetute: monitoraggio di richieste frequenti o non giustificate da parte dello stesso assistito.
- Registrazione puntuale della dispensazione: inserimento accurato nei sistemi informativi disponibili per garantire tracciabilità.
- Segnalazione senza ritardo dei sospetti: comunicazione immediata alle autorità in caso di sospetta falsificazione.
- Valutazione della non dispensazione: possibilità di sospendere/evitare la dispensazione se persistono dubbi su autenticità o appropriatezza.
- Archiviazione ordinata e sicura: conservazione della documentazione per tracciabilità e controlli successivi.
Il messaggio che passa è netto: in questa fase di transizione la farmacia è chiamata a un ruolo ancora più attivo di controllo. Si tratta anche di riconoscere segnali di rischio e interrompere la catena quando qualcosa non convince. È un equilibrio delicato, perché tiene insieme tutela della cura e prevenzione degli abusi.
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