Gestione e trattamento dell’osteoporosi in tempo di COVID-19

L’osteoporosi impatta il sistema sanitario, con riduzione dei test DEXA e visite. Importante gestire i pazienti nonostante la pandemia.

A cura della

Dott.ssa Maria Francesca Lioni, Socia Agifar Roma

L’osteoporosi (OP) è una condizione caratterizzata da una ridotta massa ossea e da una distruzione della microarchittettura delle ossa, che determina fratture anche con un minimo trauma. Nei Paesi industrializzati l’OP è un importante problema di salute pubblica: circa il 50% delle donne e il 25% degli uomini al di sopra dei 50 anni andrà incontro a fratture dovute all’osteoporosi [1].

Il miglior approccio all’OP è rappresentato dall’attuazione di misure di prevenzione, come l’adozione di uno stile di vita sano, da una diagnosi precoce e da uno specifico protocollo farmacologico. Di solito, il trattamento prevede l’utilizzo di agenti antiriassorbimento (bifosfonati, denosumab, calcio, vitamina D e suoi analoghi, calcitonina, estrogeni, raloxifene) e farmaci anabolizzanti (teriparatide).

Ogni anno nel mondo si verificano oltre 8,9 milioni di fratture da osteoporosi o da fragilità, di cui più di un terzo in Europa. Alcuni studi dimostrano che circa il 51% delle fratture dell’anca che si verificano a livello globale sono potenzialmente prevenibili [2].

Tuttavia, nell’era in cui il virus Sars-Cov 2 infuria, la gestione delle malattie croniche come l’OP cambia drasticamente. Nonostante la pandemia, l’osteoporosi non si ferma.

Tuttavia, in tempo di infezione da COVID-19 è diventato quasi impossibile la gestione e la valutazione dei pazienti affetti da OP.

A dimostrazione dell’impatto della pandemia, un ospedale ortopedico in Italia ha notato una riduzione di quasi il 50% nei test di densitometria ossea (DEXA), rispetto a mesi simili nel 2019, con un’interruzione completa dei test nell’aprile 2020 [3].

Inoltre, i risultati di una recentissima review pubblicata su Osteoporosis International portano alla luce l’aumentata difficoltà di gestione dei pazienti affetti dalla malattia.

Ritardi nell’esecuzione dell’esame DEXA, riduzione delle visite, ricorso alla telemedicina, problemi con il rifornimento di farmaco e del delivery di farmaci per via parenterale [4]. Queste sono state le principali variazioni occorse a causa della pandemia Covid-19.  Ciò potrebbe innalzare il rischio di fratture e di morbilità, ma è ancora oggi è difficile predire quale sarà l’impatto a lungo termine.

Nel breve termine – concludono gli autori della ricerca – sarà necessario spendere tutte le energie disponibili, in una sfida continua con il virus, per mantenere livelli appropriati di cura ai propri pazienti, ottimizzando tutti gli strumenti disponibili [4].

In conclusione, la pandemia ha impattato innegabilmente sul trattamento e la gestione dell’OP ma è importante dare la priorità alla salute generale, incoraggiando i pazienti che si recano in farmacia a non trascurare i sintomi non relativi al COVID-19.

[1] Goodman & Gilman. Le basi farmacologiche della terapia.

[2] McCloskey, E., Rathi, J., Heijmans, S., Blagden, M., Cortet, B., Czerwinski, E., … & Papapoulos, S. (2021). The osteoporosis treatment gap in patients at risk of fracture in European primary care: a multi-country cross-sectional observational study. Osteoporosis International, 32(2), 251-259.

[3] Messina C, Buzzoni AC, Gitto S, Almolla J, Albano D, Sconfienza LM (2020) Disruption of bone densitometry practice in a Northern Italy Orthopedic Hospital during the COVID-19 pandemic. Osteoporos Int 5:1–5

[4] Fuggle, N. R., Singer, A., Gill, C., Patel, A., Medeiros, A., Mlotek, A. S., Pierroz, D. D., Halbout, P., Harvey, N. C., Reginster, J. Y., Cooper, C., & Greenspan, S. L. (2021). How has COVID-19 affected the treatment of osteoporosis? An IOF-NOF-ESCEO global survey. Osteoporosis international : a journal established as result of cooperation between the European Foundation for Osteoporosis and the National Osteoporosis Foundation of the USA, 1–7. Advance online publication. https://doi.org/10.1007/s00198-020-05793-3