Nella seconda puntata del nostro FarmaTalk, la voce degli esperti, abbiamo avuto come ospite il Dott. Marco Marchetti, farmacista di professione, ma non solo..biologo nutrizionista, ricercatore e professore dell’Università di Roma Torvergata al Master di II livello di Medicina estetica.

Abbiamo affrontato un argomento molto delicato, l’alimentazione nella fase II, dando anche un titolo “provocatorio” alla puntata:
“perchè è difficile stare a dieta?” Questo è il primo quesito che abbiamo posto al Dott. Marchetti.

Il rapporto col cibo è anche sociale, c’è un sistema ormonale, endocrino che coinvolge il rapporto tra noi il cibo. Perché siamo un organismo complesso, ma l’aspetto psicologico è preponderante..è semplice dire “andiamo a cena fuori”, avviene tutto di fronte al cibo. Spesso però si trascura quella che è la qualità di questo cibo.

Per capire quanto l’aspetto psicologico sia fondamentale basti pensare alla fase I..è sparita l’amuchina, sono spariti i disinfettanti ed è sparito..il lievito.

Perchè? ci si è rifugiati in qualcosa di puro e gratificante..il cibo!

In questa quarantena siamo stati tutti protagonisti in cucina, ci siamo destreggiati nella preparazione di ricette, torte e chi più ne ha più ne metta.

Ci dobbiamo approcciare alla fase II.. per riportare una celebre frase di Feuerbach che dice “siamo ciò che mangiamo” ci viene da dire che con la Fase II, e l’allentamento delle restrizioni, è importante essere…Responsabili.

In questo senso, quindi, non trascurare la nutrizione.

Quale è la differenza tra nutrizione ed alimentazione? La seconda è la strada per la prima. Con la nutrizione ci si concentra sui macronutrienti da assumere.

Quando si ricorre all’integrazione? In un mondo ideale non dovrebbe servire, questo perché dall’alimentazione dovremmo recuperare tutti i nutrienti nella misura corretta di cui abbiamo bisogno.. è chiaro che qui si apre un mondo, perché prima di tutto devo conoscere me stesso, andare oltre l’indice di massa corporea e vedere quali componenti compongono quel peso.
Poi bisogna andare a calibrare un’alimentazione corretta in termini di Macronutrienti e l’apporto corretto anche di micronutrienti.

Basti pensare ad esempio all’inserimento in una dieta di 250g di carne rossa, che chiaramente equivalgono ad un tot. di proteine, tu leggi la tua bella dieta e questa sera prendi una fassona.

Bene..in quella fassona tu trovi una % molto elevata di proteine.

Domani devi festeggiare un evento, sei allegro, ordini kobe..molto pregiata(e grassa).

Ordini sempre 250g di carne rossa, esattamente come ti ha prescritto l’esperto. Ma quei 250g per una diversa composizione hanno un apporto proteico molto diverso, quindi pensate quanto è difficile. Tutto questo si pensa banalmente di risolverlo con l’integrazione.

Ad esempio l’italiano medio ha un deficit di Vitamine e prende integratori, idem per l’omega 3.

Se prendiamo delle arance, quanta vitamina C trovo in quegli agrumi? come sono stati conservati? che viaggio hanno fatto? quale processo di conservazione dei nutrienti hanno mantenuto? è veramente tanto difficile..dire “prendo un po’ di frutta” è banalizzare tutto.
Anche se tutti quanti diciamo così, perché esistono dei preconcetti.

All’interno di una dietoterapia calibrata finalizzata ad un determinato obiettivo si può a quel punto ricorrere all’integrazione. Ma ricordiamoci che integrazione dovrebbe Integrare una carenza. Carenza che va calcolata in base allo stile di vita, e in base all’obiettivo che dobbiamo raggiungere.

E’ chiaro che vivendo in una società dinamica l’integrazione viene sempre più spesso affiancata all’alimentazione.

Il Ricorso ad essa nel mondo occidentale è molto frequente. Ad oggi nel mercato farmaceutico l’integrazione alimentare vale 3,5 mld di euro e circa l’1% del PIL italiano, a conferma di quanto sia cresciuto il trend di consumo degli ultimi anni.

Integrazione, quindi, che ricopre sempre di più un aspetto importante nel nostro stile di vita. Proprio per questo, essendo il corpo umano come una macchina, monitorarsi e conoscersi.

Ad esempio quando noi leggiamo le analisi del sangue, leggiamo gli asterischi a destra per vedere se siamo in range. Noi però dovremmo leggere le nostre analisi confrontandole con quelle precedenti, non limitandosi al controllo dei valori principali in maniera statica. E da lì fare un buon uso dell’integrazione.

I valori di insulina vanno da un minimo ad un massimo da 6-18 se ho sempre avuto 7-7-7-7 e vado a 18 ad una certa, dici ok sto in range. Ma avendo tre volte il valore iniziale un problema lo denoto, o almeno dovrei, anche se non c’è asterisco che me lo segna..perchè sono nel range. Bisogna confrontarsi in rapporto alle analisi precedenti.
Quindi quand’è che c’è bisogno di integrazione? se c’è carenza.

In Italia normalmente siamo carenti di vitamina d, aldilà del fatto che una corretta esposizione solare, costante(che non vuol dire 20 giorni al mare sul lettino) ma un esposizione semplicemente del viso e delle mani ci da sintesi di vitamina D…Siamo normalmente carenti. Quindi, si pensa subito all’integrazione, al farmaco.

Ecco prima di fare questo bisognerebbe valutare la composizione corporea del soggetto, questo alla luce del fatto che la vitamina d è una vitamina liposolubile e tende ad accumularsi nel tessuto adiposo, e se c’è un eccesso di tessuto adiposo, non necessariamente obesità, c’è una vitamina d presente ma sequestrata..basta dimagrire e vengono alterati i valori ematici.

Il passaggio dell’italiano medio è carenza vitamina D->asterisco nelle analisi-> Farmaco. troppo semplicistico.

E invece la Vitamina b12 di cui si parla tanto? è una vitamina di origine animale, c’è una diatriba in atto sull’assunzione della stessa. Se non c’è un’ipovitaminosi è meglio non integrarla, qualora dovesse verificarsi un ipovitaminosi andrebbero viste le cause e poi eventualmente ricorrere all’integrazione.

Il discorso è che spesso semplicisticamente le persone non fanno un monitoraggio su se stessi e ricorrono all’integrazione per via della ricerca della “super salute”.

E’ chiaro che la società di oggi che detta degli stili di vita molto più dinamici rispetto al passato, ci invita, semplicisticamente parlando, a combattere la stanchezza con uno stimolante più che con il riposo.

Nella fase II riprende l’attività sportiva all’aperto. La prima distinzione da fare è: di che sportivo parliamo? Del runner della domenica? dell’atleta? dello sportivo amatoriale? L’attività sportiva determina una produzione massiccia di radicali dell’ossigeno, il che vuol dire che determina uno stress ossidativo che va combattuto con l’alimentazione. Più mi alleno, più radicali dell’ossigeno produco più devo assumere antiossidanti..come? con l’alimentazione!!

L’apporto proteico dovrebbe essere bilanciato e in qualche modo calibrato in funzione dell’attività sportiva e della massa muscolare. Ma più mi alleno, più faccio sport, più voglio sviluppare la massa muscolare, più devo assumere proteine. Ma devo assumere una qualità di profilo amminoacidiCO differenziata.
Facile dire apporto proteico “devi prendere 100g di proteine” cosa vuol dire? all’interno devo trovare la % corretta di ammino essenziali e poi tutti gli altri che mantengono la mia massa muscolare. Spesso nelle palestre si vedono soggetti che si allenano tantissimi ma…sempre uguali, non crescono mai perché il loro sforzo non è bilanciato da un corretto apporto nutrizionale proteico e calorico. Più sforzo=Più Spesa ma non solo. L’incremento della massa muscolare vuol dire più dispendio metabolico di base.

Nella quarantena mantenere un corretto regime alimentare è stato mediamente difficile, questo varia poi da soggetto a soggetto.

Se nella prima fase si è un po ecceduto, bisognerebbe ricorrere ai ripari..

Per guardare l’intervento completo del Dott. Marchetti clicca qui: https://www.youtube.com/watch?v=YHo0zGoNQGM

La Redazione SocialMediaFarma

Dott. Giacomo Cordeschi                Simone Di Giorgio              Dott. Damiano Corapi

PREVENTIVO GRATUITO