Farmaci equivalenti: tra abitudini e percezioni dei pazienti

“Preferirei l’originale.” È una frase che in farmacia si sente spesso, e non sempre nasce da una scelta ragionata: molte volte è un riflesso automatico, legato all’idea che se costa meno allora vale meno. È proprio qui che i farmaci equivalenti diventano un tema di percezione.

“Preferirei l’originale.” Non è una frase rara. E non è nemmeno (solo) una questione di abitudini: spesso è un riflesso automatico, perché nella testa di molti vale ancora l’equazione più semplice: costa meno = vale meno. Il tema dei farmaci equivalenti riguarda anche la percezione dei pazienti che entrano giornalmente in Farmacia. E, come spesso accade, a fare la differenza non è quello che il farmacista sa, ma quello che il cittadino crede di sapere.

C’è una domanda semplice che raramente viene formulata così chiaramente, ma che sta dietro a molte esitazioni: “Se è equivalente, perché costa meno?”. Quando un paziente la fa, in realtà sta facendo un favore alla conversazione. Perché la risposta — se resta semplice — scioglie più dubbi di mille rassicurazioni.

Il punto è questo: i farmaci equivalenti sono efficaci, sicuri e di qualità, e terapeuticamente equivalenti ai farmaci di marca. La differenza, appunto, è il prezzo, non l’“equivalenza” terapeutica.

Eppure, anche davanti a queste parole, la diffidenza spesso resta: molti continuano a diffidare dall’acquisto e dall’uso. Non perché manchino informazioni in assoluto, ma perché manca quella informazione chiara, ordinata, comprensibile.

Una spiegazione lineare

Qui serve una spiegazione asciutta e lineare, perché è esattamente ciò che spesso manca nella percezione comune.

I generici-equivalenti hanno un prezzo inferiore di almeno il 20% rispetto ai medicinali di marca, come conseguenza diretta della scadenza del brevetto del principio attivo.

E il passaggio successivo è quello che cambia la prospettiva: con la scadenza del brevetto decadono i privilegi dell’esclusiva. La legge consente ad altri produttori — se in possesso di mezzi e strutture idonee — di riprodurre, fabbricare e vendere il medicinale previa autorizzazione AIFA, su un farmaco la cui efficacia e sicurezza sono indicate come consolidate.

In altri termini, il prezzo non racconta una “qualità minore”: racconta la fine dell’esclusività.

Quando la percezione pesa: numeri e conseguenze

Se il dubbio fosse solo sporadico, non sarebbe un tema. Ma ci sono dati che aiutano a capire quanto questa percezione sia concreta.

Dalle segnalazioni del Tribunale per i diritti del malato, il 9,5% degli italiani rinuncia a curarsi. Tra i costi più difficili da sostenere per le famiglie, ci sono proprio quelli dei farmaci.

Ecco perché parlare bene di equivalenti non significa “spingere un prodotto”. Significa aiutare le persone a restare dentro un percorso di cura sostenibile, quando il costo diventa un ostacolo.

E se guardiamo i numeri, la distanza tra realtà e percezione si vede ancora meglio.

Nel 2024 i generici-equivalenti hanno rappresentato il 23,3% del mercato a confezioni e il 15,8% del mercato a valori. Su 1,8 miliardi di confezioni vendute, gli equivalenti risultano 20,8% in classe A, 2,2% in classe C e 0,3% nell’area dell’automedicazione.

Nel mercato complessivo a volumi, i generici-equivalenti quotano 23,3%, mentre i brand a brevetto scaduto arrivano a 64,2% e i farmaci esclusivi a 12,5%.

Numeri diversi, ma una sola domanda di fondo: quante scelte sono guidate da informazioni chiare, e quante da sensazioni?

Il ruolo del farmacista

La partita, oggi, si gioca sulle abitudini, sui pregiudizi e su quel dubbio che si accende appena si vede un prezzo diverso.

E non serve trasformare il banco in una lezione: spesso basta una frase pulita. E soprattutto fare informazione corretta e completa sui medicinali equivalenti: quella che rimette ordine tra “costa meno” e “vale meno”.

Se la storia resta confusa, vince l’istinto: “meglio l’originale”. Se la storia diventa chiara — prezzo, brevetto, autorizzazione, equivalenza — allora cambia la postura del paziente: sta scegliendo consapevolemente.

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